In questo articolo abbiamo visto cosa si intende per inflazione, mentre qui abbiamo visto cosa accade nei casi in cui l’inflazione sfugge completamente di mano e si trasforma in iperinflazione. In questo post vorrei parlarvi in generale dei costi dell’inflazione. Prenderemo in considerazione il caso di un’economia caratterizzata da una inflazione elevata ma non tale da diventare iperinflazione.

Assumiamo per ipotesi che il tasso di inflazione annuo della nostra economia sia pari al 12%. Possiamo classificare i costi dell’inflazione, in questo caso, in cinque categorie fondamentali.

I costi dell’inflazione: 1 – il costo delle suole delle scarpe

Il primo tipo di costo dell’inflazione ha un nome buffo, in quanto si chiama “costo della suola delle scarpe

Certo Andrea che gli economisti a volte sono proprio strani. Ma cosa vuol dire esattamente “costo della suola delle scarpe”?

Al di là del nome un po’ paradossale, questo costo è molto facile da capire. Un tasso di inflazione molto elevato fa sì che la moneta perda valore velocemente. Infatti, se i prezzi dei beni aumentano rapidamente, il potere di acquisto di una banconota da 100 euro diminuisce. A questo punto, le persone trovano più conveniente tenere i soldi depositati in banca (dove percepiscono un tasso di interesse) piuttosto che tenerseli nel portafoglio (dove valgono sempre meno più passa il tempo).

Se questa è le situazione, le persone dovranno però fare spesso avanti e indietro dalla banca per ritirare le somme di denaro di cui hanno bisogno per vivere. Il “costo della suola delle scarpe” indica la perdita di tempo richiesta da questi continui spostamenti. In pratica, le suole delle scarpe si consumano facendo avanti e indietro dalla banca! Come potete immaginare, tra i vari costi dell’inflazione questo è abbastanza trascurabile!

I costi dell’inflazione: 2 – il costo dei menu

Meno trascurabile è il secondo tipo di costo dell’inflazione, il costo dei menu. Qui la spiegazione è ancora più semplice. Se i prezzi continuano a cambiare, le imprese dovranno periodicamente ristampare i loro listini, e questo è un costo. Nel caso di un ristorante, ad esempio, sarà necessario provvedere di frequente a ristampare il menu!

I costi dell’inflazione: 3 – le variazioni nei prezzi relativi

Questo tipo di costo è strettamente legato al precedente, ed è dovuto al fatto che ovviamente, non tutte le imprese aggiornano i propri listini nello stesso momento. Ora, di norma il sistema dei prezzi è un indicatore del valore relativo dei diversi beni presenti in una economia. Se una pizza costa 5 euro e una maglia ne costa 20, vuol dire che una maglia vale 4 pizze.

Immaginiamo ora che il negozio di vestiti riveda subito il suo listino e cambi il prezzo di quella stessa maglia, passandolo a 25 euro. Adesso la maglia vale 5 pizze, ossia una pizza in più, senza però che nell’economia sia cambiato nulla, in effetti. Il mese dopo, la pizzeria cambierà a sua volta il proprio menu e metterà la pizza a 6,25 euro, ripristinando il rapporto di “4 pizze per una maglia”.

Nel mese in cui uno solo dei due negozi aveva modificato i propri prezzi, si era prodotto in pratica un cambiamento nel valore relativo dei diversi beni, che non aveva alcuna reale ragione economica. Era solo il prodotto dei diversi tempi di aggiornamento dei menu e dei listini tra il negozio di vestiti e la pizzeria. Ora, moltiplicate questo tipo di effetti per tutti i soggetti che operano in una economia grande come quella italiana, e potrete avere un’idea della confusione che si può venire a creare in questi casi!

I costi dell’inflazione: 4 – il fiscal drag

Il quarto costo dell’inflazione è spesso definito fiscal drag (drenaggio fiscale), e si riferisce alle distorsioni che si creano a livello tributario.

I sistemi fiscali dei Paesi avanzati sono progressivi, ossia vale il principio secondo cui il peso delle tasse aumenta al crescere della ricchezza. La ricchezza tassabile di un soggetto, però, può aumentare anche solo in termini nominali, in quanto aumenta l’inflazione.

In presenza di una inflazione del 12%, il mio reddito aumenta ogni anno del 12%, ma io non sono diventato più ricco! L’aumento del mio reddito infatti copre solo l’aumento dei prezzi dei beni. Io sono ricco esattamente come prima … per tutti ma non per il Fisco, che ragiona in termini nominali! Essendo nominalmente più ricco, io finirò così per dover pagare più tasse … oltre al danno, la beffa!

I costi dell’inflazione: 5 – quando l’unità di misura … non misura più

L’ultimo costo dell’inflazione si rifà ad un concetto generale. In una economia, la moneta e il sistema dei prezzi sono una sorta di unità di misura che ci permette di stabilire il valore dei diversi beni. Se i prezzi dei beni continuano a cambiare, è come se le nostre misure non fossero più stabili. Come dice Mankiw nei suoi libri di testo, provate a immaginare cosa succederebbe se dovessimo vivere in un mondo nel quale la lunghezza del metro non fosse fissa, ma cambiasse di anno in anno!

Come vedremo nel prossimo post, quest’ultimo tipo di costo è ancora più elevato nel caso in cui l’inflazione non sia solo elevata ma anche inattesa. In effetti, l’inflazione elevata è molto spesso inattesa, per cui le due cose si sommano. Per ora, però, mi fermo qui, anche perché il post è già fin troppo lungo. Alla prossima!

 

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