Nudge. La spinta gentile. La nuova strategia per migliorare le nostre decisioni su denaro, salute, felicità è un libro del 2008 di Thaler e Sunstein, che ha suscitato un forte dibattito negli Stati Uniti. Richard Thaler è un famoso economista, tra i fondatori del filone di studi della finanza comportamentale. Cass Sunstein è invece professore di diritto presso la Harvard Law School. Tra il 2009 ed il 2012, Sunstein fu nominato da Obama a capo dell’Office of Information and Regulatory Affairs.

La premessa delle tesi dei due autori si basa sui risultati delle ricerche nel campo dell’economia comportamentale, un filone di ricerca che si è molto sviluppato in questi anni, a partire dal lavoro di Kahneman e Tversky.

Questi studi hanno dimostrato come in molti casi i soggetti prendano delle decisioni sbagliate, in quanto si basano su procedure semplificate di soluzione dei problemi di scelta. Il fatto non è solo che le persone non siano perfettamente razionali. Proprio a causa del fatto che usano delle euristiche di base standard, i soggetti sono, per dirla con Dan Ariely, “prevedibilmente irrazionali”.

Questo tipo di considerazioni sono alla base della proposta di Thaler e Sunstein, che è pratica e non teorica. Dal momento che siamo in grado di prevedere come i soggetti orienteranno le loro scelte in determinate decisioni, perché non sfruttiamo questo fatto?

Perché non utilizzare le nostre conoscenze per architettare delle procedure di scelta che, basandosi sui limiti noti della razionalità umana, aiutino le persone a prendere decisioni migliori per se stesse e per la società?

La spinta gentile (in inglese, nudge) da cui il libro prende il titolo consiste proprio in questo. In pratica, cambiando il modo con cui le opzioni di scelta vengono presentate, le persone possono essere incoraggiate a prendere determinate decisioni. Gli esempi forniti dagli autori non mancano e vanno dallo smaltimento dei rifiuti alla lotta all’obesità, dalla donazione degli organi al mercato finanziario.

Come vi dicevo, il libro ha suscitato un grande dibattito negli Usa. Molti hanno accusato gli autori di paternalismo, in quanto il tipo di proposta politica da loro avanzata corre il rischio di limitare la libertà di scelta delle persone, che in un paese come gli Stati Uniti è quasi un dogma religioso.

Per sottrarsi a questa accusa, gli autori hanno definito la loro posizione come “paternalismo libertario”, “un tipo di paternalismo tenue, indulgente e poco invadente”, che non vuole limitare la libertà di scelta delle persone, ma persuaderle a prendere decisioni in grado di “rendere le loro vite più lunghe, sane e migliori”.

Al di là del dibattito che ha suscitato, La spinta gentile è un libro molto stimolante, che non manca di far riflettere. Anche se la posizione politica espressa dagli autori è per certi versi controversa, ciascuno di noi potrà trovare in questo libro molti spunti per migliorare le proprie decisioni nella vita di tutti i giorni.

Chi dovrebbe leggere il libro: mi scuserete se in questo caso prendo a prestito le parole di Daniel Kahneman, riportate nella quarta di copertina dell’edizione italiana del libro. La scelta gentile è “una lettura obbligata per chiunque voglia che le nostre menti e la nostra società funzionino meglio. Migliorerà le nostre decisioni e farà del mondo un posto migliore”. Al di là dell’enfasi pubblicitaria, il messaggio fondamentale è condivisibile. Tutti coloro che si chiedono se sia possibile migliorare il modo con cui si prendono decisioni, troveranno ne La spinta gentile una fonte inesauribile di suggerimenti e spunti di riflessione.

Citazione preferita: Ci sembra di poter dire che di solito si fanno buone scelte nei contesti in cui si hanno esperienza, buone informazioni e un feedback immediato: per esempio, nello scegliere il gusto di un gelato. Ognuno di noi sa se preferisce il cioccolato, la vaniglia, il caffè o qualcos’altro. C’è invece la tendenza a scegliere meno bene nei contesti in cui si hanno poca esperienza e poche informazioni, e in cui il feedback è lento o poco frequente: per esempio, (…) nella scelta tra opzioni di investimento alternative. (…) Quando gli individui scelgono in modo meno che perfetto, cambiando leggermente l’architettura delle scelte è possibile migliorare le loro condizioni di vita.

 

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