Oggi parliamo del problema del bagarinaggio, un argomento di cui si sta parlando molto di questi tempi. In effetti, più che del problema del bagarinaggio in senso stretto, in questo periodo i media si stanno occupando di un fenomeno in qualche modo collegato, quello del cosiddetto secondary ticketing.

In pratica, quando i biglietti per un concerto di grande richiamo vengono messi in vendita su Ticketone, accade sempre più spesso che vadano esauriti in un batter d’occhio. I fan delusi, che non sono riusciti a procurarsi i biglietti per il concerto del loro idolo, possono trovarli su tutta una serie di siti che compongono il cosiddetto “circuito secondario”. Ovviamente, se questi siti i biglietti vengono venduti a prezzi molto maggiorati.

Questa è l’evoluzione del classico bagarino che vendeva i biglietti davanti alle sedi dei concerti. I bagarini di oggi operano online. Utilizzando software appositi, riescono ad acquistare in tempi velocissimi un grande quantitativo di biglietti, aggirando anche le limitazioni che dovrebbero fissare un numero massimo di acquisti per ogni singolo utente. I biglietti così rastrellati vengono poi venduti a prezzi astronomici mediante i siti di secondary ticketing.

Lo scandalo è scoppiato quando si è scoperto che in certi casi gli stessi organizzatori dei concerti sono in qualche modo conniventi con i siti di secondary ticketing. In questi giorni, poi, sta diventando virale il video che ritrae la reazione molto emotiva di Fedez, vittima di uno scherzo nel quale viene accusato di essere in qualche modo coinvolto in un falso episodio di secondary ticketing sui concerti suoi e di J-Ax.

La cosa strana è che da un punto di vista strettamente economico il bagarinaggio non dovrebbe nemmeno esistere, come già mise in luce anni fa Richard Thaler, noto economista comportamentale.

La presenza del bagarinaggio, in effetti, è un segnale del fatto che i biglietti per un dato concerto vengono messi in vendita, sui circuiti ufficiali, ad un prezzo minore di quello che sarebbe economicamente corretto.

Perché gli organizzatori non aumentano i prezzi dei biglietti?

 

Ricordate il meccanismo della legge di domanda e offerta? Quando in un mercato la domanda prevale sull’offerta, il prezzo deve salire per riportare in equilibrio i due lati del mercato. Ora, quando si organizza un concerto l’offerta di biglietti è tipicamente fissa, in quanto ovviamente dipende dalla capienza della sede.

Ad esempio, un concerto a San Siro può ospitare circa 70.000 spettatori. È chiaro che, se si parla di artisti di grande richiamo, il numero delle persone interessate ad acquistare un biglietto sarà molto maggiore di 70.000, specie se il prezzo del biglietto è basso.

Nel caso del concerto dei Coldplay a San Siro, il biglietto più economico era originariamente in vendita a 46 euro. A quel prezzo, orde di fan si sono precipitati al computer, per cercare di procurarsi il biglietto su Ticketone.

La presenza dei bagarini, armati di software adeguati, ha rastrellato in pochi secondi tutti i biglietti, lasciando i fan con un palmo di naso. I fan delusi si sono quindi riversati sui siti di secondary ticketing, dove però lo stesso biglietto poteva arrivare a costare anche sei volte tanto!

Ora, la domanda sorge spontanea: se ci sono in circolazione fan disposti a spendere fino a 260 per un biglietto, perché gli organizzatori decidono di mettere in vendita quel biglietto a 46 euro? Così, facendo, non rinunciano ad un potenziale profitto di 214 euro, che in pratica stanno “regalando” ai bagarini?

Il rapporto tra un artista e il suo pubblico: non solo per denaro

 

Qui entra in gioco l’analisi di Thaler. A ben guardare, il rapporto tra artisti (e organizzatori) da un lato, fan dall’altro, va molto al di là delle semplici questioni di denaro. È anche un legame di fiducia, ricco di aspetti emozionali intangibili ma molto preziosi e delicati.

Artisti e organizzatori non vogliono passare per quelli che stanno “spennando” i fan, imponendo dei prezzi stellari per i biglietti dei loro spettacoli. Infatti, così facendo ci sarebbe il rischio  di fare imbufalire i fan, che si potrebbero sentire sfruttati, e potrebbero decidere per ripicca di voltare le spalle ai loro beniamini.

Per un artista, non c’è nulla di peggio che perdere la fiducia dei propri fan. Questo spiega anche la reazione molto emotiva di Fedez, nel famoso scherzo di cui abbiamo parlato.

Il problema del bagarinaggio nasce quindi da questi due elementi: la possibilità teorica di alzare i prezzi e la volontà di artisti e organizzatori di non farlo, per non inimicarsi i fan.

Ora, la teoria economica prevede che laddove c’è un’opportunità di guadagno non colta, ci saranno soggetti in grado di attrezzarsi per farlo. I bagarini, che non hanno il problema di dover mantenere un legame di fiducia con i fan, sono quindi lesti a buttarsi a capofitto sulla ghiotta opportunità che viene loro offerta su un piatto di argento.

Se mi avete seguito fin qui, capirete anche che eventuali leggi anti-bagarinaggio sarebbero inefficaci, in quanto i bagarini sarebbero in ogni caso disposti a correre il rischio di essere puniti, pur di non lasciarsi scappare una possibilità di facile guadagno.

Paradossalmente, l’unico modo per porre fine al problema del bagarinaggio sarebbe che artisti e organizzatori decidessero di comportarsi secondo la legge di domanda e offerta, e fossero loro in prima persona ad alzare i prezzi dei biglietti. Ma, come abbiamo visto, non lo faranno mai, perché ci sono ragioni di natura non monetaria che li spingono a comportarsi in questo modo, rassegnandosi per così dire alla presenza dei bagarini.

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